Accolto ricorso ICI

Un terreno in campagna non può avere lo stesso valore di un altro con vista sul mare (e indice di edificabilità quasi doppio). L’affermazione sembrerebbe ovvia, eppure un contribuente quartese è dovuto ricorrere addirittura alla commissione tributaria provinciale, per riuscire a ottenere una conferma.

Nel 2006 Giuseppe Angius aveva aderito alla definizione agevolata per l’Ici sulle aree fabbricabili: un condono fiscale per gli anni dal 2002 al 2005 su un’imposta che per diverso tempo, a livello nazionale, era rimasta in balia di ricorsi. Angius aveva sempre pagato, per il suo terreno di quasi novecento metri quadrati in località Is Pardinas, ma voleva mettersi in regola con i nuovi valori delle aree.
Il Comune aveva preparato una tabella con i prezzi indicativi per ogni zona del Piano urbanistico. C’era anche la possibilità di proporre un valore diverso, a patto di presentare motivazioni valide. È la procedura seguita da Angius: chiedeva che gli fosse riconosciuto uno prezzo inferiore del 40 per cento. Lo stesso valore del suo terreno, con indice di edificabilità di circa mezzo euro al metro quadro, era stato assegnato dal Comune anche ad aree sul lato mare con indice 0,91. Non solo: il contribuente aveva anche segnalato che il terreno limitrofo al suo, con stesse caratteristiche ed estensione, era stato venduto a un prezzo di quasi la metà rispetto al valore imposto dalla tabella del Comune. Dagli uffici di via Porcu, però, si era sentito rispondere picche.
Non restava che passare alle vie legali contro il Comune ed Equitalia, per ottenere l’annullamento della cartella esattoriale. Di recente la commissione provinciale, presieduta dal giudice Grazia Corradini, ha dato ragione ad Angius, accogliendo le richieste dei suoi avvocati Maurizio Cortis e Daniela Concu. «Il rifiuto del Comune di prendere in esame la proposta del contribuente appare ingiustificato», è la bacchettata contro l’amministrazione di via Porcu riportata nella sentenza.
«Questa vicenda», commenta Giuseppe Angius, «ha comportato un impegno notevole da parte mia e dei miei legali: sarebbe bastato che i dipendenti comunali, che hanno verificato la mia pratica, prendessero in considerazione le ovvie osservazioni che avevo presentato. Così non è stato e di certo non pagheranno di tasca propria per il loro errore».
Articolo di Giovanni Manca Di Nissa (sito Unione Sarda – luglio 2009)


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